Litchi

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Origine

Il litchi (Litchi chinensis Sonn., ssp. chinensis), è la più importante specie coltivata della famiglia delle Sapindaceae che annovera, tra alberi e arbusti, circa 150 generi e 2000 specie distribuite prevalentemente nei tropici e subtropici caldi ed è una specie subtropicale indigena della Cina meridionale.

 

Diffusione mondiale

Attualmente, il litchi è presente in America centrale e meridionale, in parte dell'Africa e in tutta l'Asia. In particolare, circa il 95% della sua produzione è concentrata nel Sud-Est asiatico, in particolar modo in Cina (2 milioni di tonnellate), India (570 mila tonnellate), Thailandia (48 mila tonnellate), Vietnam (380 mila tonnellate), Bangladesh e Nepal, mentre nell'emisfero meridionale i principali produttori sono l'Australia (3 mila tonnellate), il Sudafrica (11 mila tonnellate) e il Madagascar. I Paesi con una produzione minore sono: Filippine, Indonesia, Israele, Stati Uniti, Brasile, Messico, Isole Canarie, Mauritius, Réunion, Zimbabwe e Mozambico. Ultimamente, la sua coltivazione si è diffusa anche in Italia, grazie al clima favorevole, e in particolar modo sulle coste tirreniche della Sicilia.

 

Panorama varietale

Il litchi, in quanto pianta coltivata da tempi remoti e su una vasta area geografica, presenta un'elevata diversità genetica, riflettendo una selezione avvenuta in diversi ambienti climatici. I miglioramenti, ricercati nella qualità dei frutti, sono andati spesso a scapito della produttività e di altre caratteristiche dell'albero. Anche se oggi sono disponibili centinaia di varietà, nella maggior parte dei Paesi, la produzione commerciale è basata su poche cultivar principali: questo si traduce in una stagione di produzione relativamente breve, tranne in alcuni casi, come in Cina, dove le varietà sono più numerose. La propagazione per seme è alla base del larghissimo numero di genotipi cinesi, tuttavia, con l'introduzione della margotta aerea, il numero delle cultivar è diminuito drasticamente. In Italia, dove il litchi è coltivato esclusivamente in Sicilia, le varietà sono relativamente poche.

 

Come si distinguono le cultivar

Le cultivar possono essere distinte sulla base della vigoria e del portamento, oltre che della forma, delle dimensioni e del colore delle foglie, del periodo di raccolta e di alcune caratteristiche dei frutti. Il frutto può essere di forma tonda, ovale, ellittica o cuoriforme più o meno allungata. Altri caratteri distintivi sono la forma dell'inserzione peduncolare (piatta o irregolare) e la parte apicale (arrotondata o appuntita) già visibile nelle fasi di sviluppo del frutto. Tuttavia, è il colore il vero tratto distintivo. Si va infatti dal rosso vivo (Bengal), al rosso opaco (Wai Chee), al rosa-rosso (Brewster), fino all'arancione-rosa (Kwai May Pink). Altre varietà sono: Haak Yip, Souey e Kwai May Red. Sulle coste tirreniche della Sicilia si possono trovare nuovi impianti basati sulle cultivar Kwai May, Wai Chee e Tai So, anche se quest'ultima è in parziale declino a causa della sua elevata vigoria e spiccata alternanza di produzione.

 

Adattamento all'ambiente

Il litchi è una pianta subtropicale sempreverde, originaria delle zone in cui prevalgono inverni freschi e secchi, in cui il gelo è raro, ed estati calde, umide e piovose che inducono una buona crescita. Precipitazioni annuali intorno ai 1.250. 2.000 mm sono da considerarsi ottimali, mentre quando queste si attestano su livelli inferiori, l'irrigazione diventa essenziale. Autunni e inverni secchi, invece, limitano l'eccessiva crescita vegetativa dell'albero, che è invece fondamentale per una buona fioritura. L'antesi avviene pure con una elevata umidità, anche se un'eccessiva piovosità può limitare l'impollinazione da parte degli insetti. Allegagione e sviluppo dei frutti si avvantaggiano di un corretto stato idrico. Le piante giovani di litchi sono gravemente danneggiate dal freddo se esposte a temperature di -2 o -3 °C, mentre gli alberi adulti presentano una maggiore tolleranza. Il freddo periodico è comunque necessario per la fioritura che dipende fortemente dalle temperature. I valori ottimali ricadono tra i 10 e i 15 °C per la fioritura e tra i 19 e i 22 °C per un'efficace impollinazione. Nei Paesi di origine il litchi viene coltivato su una vasta gamma di suoli, tra cui quelli sabbiosi, argillosi, limosi, calcarei e persino vulcanici, purché sempre ben drenati e con un pH di 5.5-6.

 

Indici di maturazione e tecniche di raccolta

I frutti di litchi vengono raccolti quando sono completamente maturi e pronti per il consumo, poiché non maturano dopo la raccolta. Sulla base del periodo di raccolta che dura normalmente dalle 5 alle 10 settimane e, nei nostri climi si concentra tra i mesi di luglio e settembre, le cultivar possono essere classificate come precoci, di media epoca e tardive. Il grado di maturazione può essere determinato dal peso del frutto, dal contenuto in solidi solubili totali (SST), dall'acidità titolabile (AT), dal rapporto SST/AT, dai giorni dall'antesi, ma soprattutto, su base esperienziale, dal colore e dal sapore. La raccolta avviene al mattino, evitando le ore più calde del giorno, rompendo o tagliando le pannocchie intere, a volte con le stesse foglie attaccate. Il trasporto verso i siti di lavorazione deve avvenire in breve tempo per evitare la disidratazione del frutto, che deve essere frigoconservato nel caso di avvio a differenti mercati.

 

Qualità dei frutti

I frutti vengono divisi in tre categorie commerciali in funzione della qualità raggiunta al momento della raccolta: Categoria Extra, con una pezzatura minima di 33 mm; I e II Categoria, con una pezzatura minima di 20 mm e soglie di difetto crescenti. Le drupe sono molto suscettibili al decadimento post-raccolta causato da batteri, lieviti e funghi, responsabili di un veloce disseccamento dell'epicarpo e della perdita di colore. La fumigazione post-raccolta con l'anidride solforosa, molto diffusa nei Paesi tropicali che esportano frutti in Europa, riduce il declino qualitativo del frutto.

 
Fonte: Farina V. Litchi. In “Arboricoltura speciale” di Gentile A., Inglese P. e Tagliavini M. – Edagricole Università & Formazione, 2022, pp. 607-619.
 

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