Papaia

Origine
La papaia (Carica papaia L.) appartiene alla famiglia delle Caricaceae che annovera circa 6 generi e 35 specie di provenienza prevalentemente americana. È difficile stabilire l’area di origine di questa specie perché al giorno d’oggi è ampiamente distribuita nella maggior parte delle aree esotiche del mondo. Tuttavia, visto che è ancora possibile trovare popolazioni selvatiche naturali di questa specie in siti isolati nel Sud del Messico e in America centrale si ritiene che la papaia possa aver avuto un’origine mesoamericana. La papaia è una pianta erbacea succulenta a caule unico che, a maturità, diventa di consistenza fibro-legnosa.
Diffusione mondiale
Gli alti volumi di produzione raggiunti nel 2019 la posizionano tra i cinque migliori frutti tropicali al mondo, infatti, la produzione mondiale ha raggiunto i 13,7 milioni di tonnellate. I maggiori Paesi produttori sono Indonesia. Nigeria, India, Brasile e Messico; questi ultimi vengono annoverati anche tra i più importanti esportatori insieme a Belize e Malesia, mentre Stati Uniti, Singapore, Canada, Germania e soprattutto i Paesi Bassi sono i principali importatori.

La Papaia in Europa
I Paesi Bassi rappresentano un hub commerciale molto importante, dove arrivano più del 75% di questi frutti per essere poi riesportati negli altri Paesi europei. Ultimamente la coltivazione della papaia si è diffusa anche in Italia, grazie al clima favorevole, in particolar modo sulle coste tirreniche della Sicilia.
Panorama varietale
La papaia, nella coltivazione commerciale, è propagata a partire dal seme. I semi sani di solito germinano dopo 2 settimane e sono pronti per il trapianto dopo circa 6 settimane, allo stadio di 8-12 foglie. Ci vogliono solitamente da 3 a 8 mesi per ottenere dal seme una nuova pianta di papaia pronta a iniziare il suo ciclo produttivo e da 9 a 15 mesi per produrre seme in grado di dar vita a una nuova generazione. La propagazione agamica per innesto, talea e micropropagazione ha già raggiunto degli standard applicabili e permette di superare le problematiche legate al seme ma non è ancora diffusa a livello commerciale. Le principali cultivar di papaia sul mercato europeo sono: Solo, Golden, Sunrise e Formosa dalle quali continuano ad essere generate nuove selezioni. Il processo di domesticazione della papaia parte dalla ricerca di genotipi caratterizzati da un alto tasso di germinazione. Importante in tale processo è la ricerca di piante prevalentemente ermafrodite, come quelle che si rinvengono oggi nelle cultivar commerciali, poiché tale caratteristica è invece difficilmente reperibile nelle piante selvatiche. Inoltre, il miglioramento genetico tramite programmi di selezione mira a ottenere piante di taglia più ridotta e, al contempo, produttive, con frutti dalla buona consistenza della polpa, ad alto contenuto zuccherino, con pezzature medie e una maggiore resistenza ai disordini fisiologici, ai parassiti e alle malattie.

Adattamento all’ambiente
La maggior parte degli impianti commerciali di papaia si trova nelle zone vocate di origine anche se recentemente la coltivazione si è estesa in altre regioni con climi differenti rispetto all’areale di origine. La papaia deve essere coltivata in aree vocate a livello del mare e, spesso, in apprestamenti protettivi come avviene in Sicilia, a Tenerife e in Israele. La temperatura ottimale per lo sviluppo vegeto-produttivo della pianta è compresa tra i 21 e i 33 °C; livelli sotto i 12-14 °C per diverse ore durante la notte compromettono gravemente sia la crescita vegetativa che quella riproduttiva. A temperature più alte (>35 °C), invece, le cultivar ermafrodite spesso diventano funzionalmente maschili con sterilità dei fiori femminili. Nei confronti della radiazione luminosa la papaia preferisce un’esposizione in pieno sole che influisce positivamente sui tassi fotosintetici. Inoltre, nelle aree con stagioni secche ben definite, come quella mediterranea il successo della produzione dipende dalla disponibilità di apporti irrigui durante questi periodi. La presenza di ristagni idrici, al contrario, porta frequentemente alla morte della pianta. La papaia viene generalmente coltivata su una ampia gamma di suoli aventi come unico comune denominatore un buon drenaggio. Il pH del suolo deve essere compreso tra 5 e 7 con un range ottimale tra 5,5 e 6,5. In merito allo stress salino, la papaia può essere classificata da estremamente sensibile (giovani piantine) a moderatamente tollerante (piante adulte). Per quanto concerne l’esposizione al vento, questa è deleteria, visto lo scarso ancoraggio delle radici, e può provocare danni alla parte epigea delle piante fino a determinarne l’abbattimento.

Indici di maturazione e qualità del frutto
La maturazione del frutto varia a seconda della cultivar e generalmente avviene dai 7 ai 16 giorni a partire dal cambio di colore. Infatti, i frutti vanno raccolti quando il colore della buccia cambia da verde scuro a verde chiaro e inizia a svilupparsi una striscia gialla (o arancio in funzione della varietà) che si estende dalla base verso l’alto. La papaia è un frutto climaterico, pertanto continuerà a maturare una volta staccato dalla pianta. La scelta di raccogliere a un determinato grado di maturazione, comunque, dipende anche dalla distanza dai mercati di destinazione. Un altro fenomeno che ci indica che il frutto è pronto per la raccolta è la variazione della consistenza del lattice, che passa da lattiginosa ad acquosa a partire dal cambio di colore. Il grado zuccherino e l’aroma condizionano fortemente la qualità del frutto anche in termini di appeal gustativo. Il contenuto in zuccheri influenza in maniera così incisiva il gradimento del consumatore che in alcuni mercati viene fissato un parametro minimo di riferimento pari a 11,5%. Inoltre, l’elevata presenza di vitamine (soprattutto acido ascorbico e provitamina A), elementi minerali (prevalentemente potassio, calcio e magnesio) e composti fitochimici (carotenoidi, polifenoli) hanno reso tale frutto un superfood.
La raccolta viene operata manualmente, tenendo conto che la maturazione in pianta procede scalarmente dal basso verso l’alto. Molta attenzione si deve prestare, infine, durante il trasporto, per ridurre al minimo il movimento dei frutti ed evitare danni all’epicarpo che possono esporli a infezioni
fungine. Le temperature migliori per la maturazione post-raccolta sono comprese tra 22,5 e 27,5 °C: al di sopra di queste si verificano perdite di peso e danneggiamenti esterni. La conservazione del frutto avviene a temperature comprese tra 7 e 13 °C con il 95% di umidità relativa.

Fonte: Farina V. Papaia. In “Arboricoltura speciale” di Gentile A., Inglese P. e Tagliavini M. – Edagricole Università & Formazione, 2022, pp. 593-606.